Serate a tutto cinema: America Latina
Data pubblicazione: 24 novembre 2007 - Autore: gianpy
Categorie: CinemaVertigo presenta, news | Lascia un commento

Giovedì 29/11: LA NINA SANTA di Lucrecia Martel (Argentina – 2004)
Giovedì 6/12: MACHUCA di Andreas Wood (Cile – 2004)
Giovedì 20/12: Y TU MAMA TAMBIEN di Alfonso Cuaron (Messico – 2001)
A partire da giovedì prossimo, 29 novembre, presso la saletta video del Barycentro (P.zza Venezia n°38) si terrà la prima parte della rassegna dedicata al cinema sud-americano, organizzata da noi di CinemaVertigo in collaborazione con il Barycentro e l’associazione Proyecta America Latina.
Le proiezioni, con inizio alle ore 20.30, avverranno preferibilmente in lingua originale con sottotitoli in italiano. A seguire, nel mese di gennaio 2008, altri due titoli (Central do Brasil & Il figlio della sposa) concluderanno la rassegna.
Entrata libera per i possessori della tessera CinemaVertigo
Bumba Atomika non esiste !?
Data pubblicazione: 22 novembre 2007 - Autore: Maurizio Mameli
Categorie: corti/video, curiosità, news | Lascia un commento
Qualche giorno fa sul blog ufficiale la notizia:
“Bumba Atomika non esiste. E di Bumba Atomika non è stato girato nemmeno un minuto. O meglio, solo quello che ci poteva servire per creare questo evento situazionista. Ovvero? Ovvero, il materiale per la seconda laurea di Martina Colorio, laureanda in comunicazione di massa, ovvero la ragazza spacciata come colei che avrebbe fatto la postproduzione video del film. Si, è il suo lavoro reale, ed è lei che ha curato tutta la grafica di sito, poster ecc ecc. Ma volevamo creare quest’evento per più di un motivo. No, non abbiamo preso in giro nessuno e non sentitevi presi in giro. Siete stati testimoni e complici di un esperimento che ha dimostrato la potenza dei media e come un evento inesistente possa essere creato ex novo e diffuso viralmente.[...]“
…peccato, la trama era intrigante
Bumba Atomika!
Data pubblicazione: - Autore: gianpy
Categorie: curiosità, news, trailers | Lascia un commento
E’ finalmente online, dopo un lungo anno di gestazione, il primo trailer di Bumba Atomika.
Vi chiederete cos’è Bumba Atomika… beh, si tratta del lungometraggio d’esordio di un giovane regista marchigiano (Senesi Michele, già conosciuto ed apprezzato per i suoi cortometraggi e per essere il fondatore nonchè colonna portante del sito/forum AsianFeast.org). Il black-blockbuster del cinema indipendente italiano, come recita lo slogan!
La trama? Presto detto: “E’ la storia di quattro ragazzi, ufficialmente studenti dei primi anni di università, in realtà nullafacenti dediti esclusivamente all’alcol. Leader della combriccola, nonchè voce narrante del film, è Luca, appassionato di serial killer con alle spalle una rapina andata male. Con lui ci sono Camillo, ex compagno finito in cella, Berna e Cin Cin. Il gruppo, bisognoso di fondi per procurarsi sempre più costose marche di vini e liquori, scopre per caso un modo facile per fare quattrini: vendere cadaveri via internet. Cominciando un pò per gioco i 4 amici finiranno ben presto coinvolti in una spirale di vicende grottesche ed inquietanti.”

Due le cose interessanti riguardo a questo film:
- numero 1: è un prodotto genuino nato dal basso, con passione ed entusiasmo. Un team, capitanato dal Senesi, con in testa un obiettivo preciso: realizzare un vero film di genere (o “de-genere”, come a volte lo stesso regista lo definisce). Uno di quei film che “ormai in Italia non si fanno più”. E, inutile dirlo, per girare nel nostro paese un lungometraggio indipendente non basta solo la passione: bisogna avere coraggio, conoscenza approfondita del linguaggio filmico, consapevolezza dei propri mezzi ma soprattutto bisogna credere nelle proprie idee… per riuscire, poi, a contagiare con la propria sana follia più gente possibile.
- numero 2: la promozione di Bumba Atomika, ovvero “come pubblicizzare un film che (ancora) non esiste”. Mesi e mesi orsono, infatti, ancora prima dell’inizio delle riprese (avvenute nel 2006) sono nate le seguenti iniziative promozionali: il sito, il blog, la pagina su myspace, le locandine (quelle vere e quelle finte), i podcast, la possibilità di “adottare” Susho (cioè la mascotte del film), fare donazioni tramite paypal, contribuire creativamente realizzando un minispot di 10 secondi (il cosiddetto XX:10:BA…una specie di pre-trailer, prima cioè che il film venga realizzato), i falsi annunci di “vendita cadaveri” messi su ebay ed affissi un pò per tutta la Mostra del Cinema di Venezia 2006, il videogioco di Bumba, il giornalino promozionale chiamato “La voce del Conero”, eccetera eccetera…
Insomma, un vero caso. Che ora, finalmente, ha preso forma. A quando l’invasione nelle sale?



Terrore alla tredicesima ora
Data pubblicazione: 21 novembre 2007 - Autore: Maurizio Mameli
Categorie: film in tv, news | Lascia un commento
Venerdì 23 novembre alle 1:40 circa andrà in onda su Fuori Orario la prima Tv (!) dell’esordio di Francis Ford Coppola Dementia 13 - Terrore alla tredicesima ora. Un film del 1963 prodotto da Roger Corman, il Re dei B-movies, con il quale Coppola collaborava.
Il Morandini scrive: “[...]un competente esercizio di regia in stile gotico con risvolti di patologia colta, ingredienti psicanalitici, analisi critica dell’istituto familiare, uso già maturo dello spazio scenico. Coppola sceneggiatore ha rielaborato una storia di Charles Hannawalt, direttore della fotografia.”
Credo che rimarrò sveglio…
Jean-Luc Godard. L’immagine e la parola
Data pubblicazione: 20 novembre 2007 - Autore: gianpy
Categorie: approfondimenti, eventi/festival, news | Lascia un commento
Interessante incontro di approfondimento cinematografico domani a Trento:
All’interno del ciclo di incontri “Influenze e aperture. Il pensiero francese e la teoria sociale contemporanea“, Alberto Brodesco terrà un seminario dal titolo: “Jean-Luc Godard. L’immagine e la parola“.
Ore 18.00 presso la Facoltà di Sociologia – Piazza Venezia, 41, Aula 16 (piano terra)
Un appuntamento cinefilo da non perdere, soprattutto per gli amanti del maestro francese, innovatore del linguaggio cinematografico ed esponente di spicco della Nouvelle Vague.
Ratatouille (Brad Bird, 2007)
Data pubblicazione: 19 novembre 2007 - Autore: Maurizio Mameli
Categorie: film in sala, recensioni | Lascia un commento
“La tecnologia non crea i film. Le persone lo fanno. Non sei un animatore solo perché sai muovere un oggetto dal punto A al punto B. Sei qualcuno che da vita ad un personaggio: un qualcosa che i software e la tecnologia non possono fare”
Le parole sono di John Lasseter, direttore creativo e fondatore della Pixar: potrebbero sembrare scontate ma da anni il suo studio porta avanti un’idea di cinema d’animazione basato innanzi tutto su ottime storie, personaggi realistici, ritmo e gag a getto continuo. E’ stata la Pixar a risollevare la Disney dalla fase discendente che stava prendendo al box office, quando a fine anni ‘90 sembrò che per l’animazione classica fossero finiti i tempi d’oro. Prima come distributrice e co-finanziatrice, poi acquisendo la società nel 2006, lo storico studios americano ha dovuto riconoscere la superiorità attuale della casa nata come divisione della LucasFilm e cresciuta sotto la guida di Steve Jobs, geniale mente della Apple Computer.
L’ultima produzione non fa che confermare quanto Lasseter e compagni avevano mostrato in precedenza. Ratatouille è un buon film in cui la strabiliante tecnica non serve a coprire mancanze di sorta, anzi: tutto funziona a meraviglia, la sceneggiatura è semplice ma efficace, i personaggi sono ben caratterizzati e dove la trama potrebbe arenarsi ci pensano i momenti comici a risollevare il ritmo. Un merito della Pixar è quello di aver nascosto il buonismo e la morale dei prodotti Disney dietro storie avvincenti, evitando le pedanterie e rendendo il tutto godibile anche da un pubblico adulto. Alla regia troviamo qui l’ottimo Brad Bird, lo stesso de Gli Incredibili e di quel gioiellino semisconosciuto che è Il gigante di ferro, capolavoro di animazione tradizionale apprezzato più dagli addetti ai lavori che dal grande pubblico.
Usciti dal cinema resta però una domanda in sospeso: quale tra gli ormai molti film Pixar ci è piaciuto di più? Da parte mia penso che Monster & Co. sia ancora il capolavoro insuperato… voi che ne dite?
Sweeney Todd
Data pubblicazione: 15 novembre 2007 - Autore: gianpy
Categorie: news, trailers | Lascia un commento
Regia: Tim Burton – Cast: Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman – Scenografie: Dante Ferretti. Tratto dall’omonimo musical di Stephen Sondheim (anche autore della colonna sonora). Uscita prevista per il 21 dicembre (negli USA).
In Italia ancora non si sa.
Takahata Isao, artista delle emozioni
Data pubblicazione: 10 novembre 2007 - Autore: gianpy
Categorie: cinema su carta, news, ritratti | Lascia un commento

1988: le sale cinematografiche giapponesi sono prese d’assalto… un film d’animazione, Tonari no Totoro (il mio vicino Totoro) diretto dal regista Miyazaki Hayao, sta riscuotendo un enorme successo di pubblico. Un’opera gioiosa, un inno all’immaginazione, alla fantasia, alla vita. Pochi sanno però che, esattamente nello stesso periodo, usciva nelle sale un altro film d’animazione… per di più prodotto dallo stesso studio e distribuito proprio come fosse il lato B di un disco in vinile. Da un lato Totoro, dall’altro Hotaru no haka (successivamente uscito pure in Italia, al contrario del ben più famoso Totoro, col titolo “Una tomba per le lucciole“).
Autore di quella pellicola era Takahata Isao, un nome già noto in Giappone (al pari del suo socio-collega Miyazaki, col qule fondò nel 1985 lo Studio Ghibli) per aver ideato e/o partecipato alla realizzazione di alcune delle più importanti e famose serie tv animate: da Lupin III a Marco, da Heidi ad Anna dai capelli rossi.
Esce ora in libreria un volume, il primo in italiano ed uno dei primi e più approfonditi testi a livello internazionale, che “ripercorre l’entusiasmante carriera di un uomo innamorato di arte e letteratura che decise di avventurarsi nel mondo del cinema per riscoprire il valore della realtà e della poesia ma in animazione“. THE ART OF EMOTION – il cinema d’animazione di Isao Takahata (a cura di Mario A. Rumor – edito da Cartoon Club/Guaraldi) dà voce alla passione artistica dell’autore, pedina il suo percorso ed analizza tutte le opere televisive e cinematografiche (da ricordare, oltre a Hotaru no haka, il bellissimo Omohide poro poro) realizzate dagli esordi fino ad oggi.
Insomma, una lettura quasi obbligata per tutti gli amanti dell’animazione, del cinema e per chiunque (specie i 30enni cresciuti a pane & cartoni animati) voglia fare un tuffo nel passato!
Asian faces – i volti del cinema orientale
Data pubblicazione: 7 novembre 2007 - Autore: gianpy
Categorie: curiosità, news | Lascia un commento

“Gli attori orientali sono tutti uguali, davvero riesci a distinguerli?“… “ma si chiamano tutti Lee, Cheung, Leung?“… “è impossibile ricordarsi i loro nomi, tu come fai?”
Queste sono più o meno le domande che negli anni mi sono sentito rivolgere. E la risposta di default è sempre stata: questione di abitudine. Non è vero, infatti, che riconoscere un volto occidentale è più facile di uno orientale. E’ solo che, essendo noi occidentali, ci viene più naturale. Se a questo aggiungiamo il fatto che il 90% della distribuzione cinematografica riguarda film provenienti da paesi occidentali (Usa ed Europa), è naturale fare un pò di fatica.
C’è anche da dire che certi attori orientali non ci aiutano: penso ad esempio a Tony Leung. O meglio, ai due Tony Leung. Si perchè, dal momento che le star orientali (soprattutto quelle di Hong Kong, ex colonia inglese) fanno sfoggio di nomi internazionali, c’è il rischio di trovarsi di fronte ad omonimie. Ecco quindi che due conclamate “stelle del cinema asiatico” si ritrovino ad avere lo stesso western-name.
Tony Leung Chiu-wai (In the mood for love – Infernal Affairs – Lust, Caution) è questo.
Tony Leung Ka-fai (L’amante – Throwdown – Election) invece è questo.
Per risolvere questa ed altre questioni annose, ci viene d’aiuto un ottimo sito gestito da fans tutti italiani del cinema “made in Asia”: HKfaces.com
Interfaccia molto semplice ed intuitiva, immagini di buona risoluzione, un motore di ricerca veloce ed accurato.
E la notizia, più che ben accolta, che a breve il portale amplierà i propri orizzonti cinefili toccando non solo Hong Kong, ma anche altri paesi orientali dalla grande cultura cinematografica come il Giappone e la Corea del Sud.
Che dire, in bocca al lupo e buon lavoro!
Mysterious Skin (Gregg Araki, 2004)
Data pubblicazione: 6 novembre 2007 - Autore: Maurizio Mameli
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Un viaggio nel rimosso questo film di Araki, che affronta un buco nella coscienza dei protagonisti e degli spettatori stessi. Mentre scorre sullo schermo vuoi vedere come andranno le cose ma non sai fino a che punto sarai disposto davvero a guardare, presagendo un limite di tolleranza che fortunatamente non può che essere suggerito e mai mostrato. La paura di vedere troppo, di superare la soglia poteva portare per opposto il film nei lidi della semplice denuncia, nel raccontare da lontano, forti della propria condanna morale, il tema della pedofilia e della sessualità infantile che non è davvero facile trattare. Araki non è però tipo da nascondersi e – adattando per la prima volta un testo non suo – rappresenta il percorso di vita di due bambini che vittime della violenza crescono interiorizzando ciascuno a suo modo l’esperienza subita.
Il sesso può diventare allora esibizione e gioco: di potere, di denaro, trasgressione dai limiti del proprio piccolo mondo, oppure minaccia da allontanare, per non dover affrontare e rivivere il passato. In entrambi i casi qualcosa non va, nei due protagonisti è rimasto il segno di un passaggio che con l’infanzia non ha niente a che fare, che del gioco ha solo la falsa immagine.
A differenza di Happiness di T. Solondz lo sguardo non è incentrato tanto sugli adulti, che restano sullo sfondo con le loro piccolezze, ma sulla cerchia di ragazzini (bravissimi!) che vivono come in un mondo parallelo, vicino geograficamente ma non psicologicamente a quello dei grandi. Rispetto alle sue opere precedenti il regista sceglie un taglio meno pop ed eccessivo, aggiustando lo stile al tono delle vicende, senza rinunciare ad una certa cifra grottesca. La fotografia livida e la messa in scena sono efficaci nel renderci prossimi ai due attori, a trovare la giusta distanza tra partecipazione emotiva, leggerezza e sguardo critico, evitando così cadute melodrammatiche. Un film non facile da digerire, forse discutibile in alcune sue scelte, ma senz’altro interessante e mai banale.