Makoto Shinkai, il poeta dell’anime
Data pubblicazione: 29 maggio 2008 - Autore: gianpy
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L’animazione giapponese (detta anche “anime”) ha raggiunto negli ultimi anni una tale perfezione (tecnica, artistica, narrativa) che spesso e volentieri è uscita dalla “nicchia” in cui colpevolmente era stata relegata (anche a causa di una certa ignoranza diffusa: “che fai, guardi ancora i cartoni animati?”, “ma quelli sono film per bambini!”…) per confrontarsi alla pari con il cinema con la C maiuscola. E in molti casi, battendolo sul proprio terreno!
Grandi maestri come Osamu Tezuka, Miyazaki Hayao, Takahata Isao, Oshii Mamoru hanno lavorato in questo senso, realizzando pellicole sempre più legate alla settima arte. Una cura maniacale dei dettagli, uno studio accurato di luci & ombre, una sempre piu’ ricercata colonna sonora, un approfondito lavoro sulla caratterizzazione dei personaggi, una regia sempre meno “televisiva” e sempre più “cinematografica”.
Le opere di Makoto Shinkai si inseriscono perfettamente in questo contesto. Da quando gira il suo cortometraggio d’esordio, il nome di questo giovane artista giapponese inizia a circolare prepotentemente sul web. Con i lavori successivi, i fantascientifici La voce delle stelle (da poco reperibile in dvd anche in Italia, grazie a d/visual) e Al di là delle nuvole, la terra promessa, inizia a raccogliere premi e a farsi conoscere ed apprezzare anche fuori dal Giappone.
Lo stile del regista comincia a delinearsi. Storie di amore e di amicizia senza tempo raccontate attraverso silenzi, piccoli dettagli, gesti solo accennati capaci però di tramutarsi in emozioni che poi ti restano dentro per sempre. Ma quello che più salta all’occhio, guardando le sue opere, è la spettacolare resa visiva di ogni inquadratura. Ogni quadro è un capolavoro. Basta sbirciare gli stills qui sopra per rendersene conto!
Queste immagini sono tratte dall’ultima fatica di Makoto Shinkai, quel 5 centimeters per second (tit.orig. Byōsoku Go Senchimētoru)che ha vinto l’edizione 2008 del Future Film Festival di Bologna. QUI potete ammirarne il trailer.
Beh, che ve ne pare di questo…ehm…cartone animato?
E venne il giorno (The Happening)
Data pubblicazione: 28 maggio 2008 - Autore: gianpy
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Mah. Non so davvero che aspettarmi da questo nuovo lavoro di M.Night Shyamalan.
Ho apprezzato Il sesto senso, trovato interessante Unbreakable, considerato una mezza delusione Signs, amato (contro ogni previsione) The Village e odiato (contro ogni previsione) Lady in the water.
Ora il regista indiano (ma ormai naturalizzato americano) torna sul grande schermo con questo film dalle atmosfere che preannunciano “eventi catastrofici”. Lo stesso Shyamalan parla di riferimenti cinematografici precisi, essendosi ispirato nientemeno che a L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel. Non so che pensare. L’unica è aspettare giovedì 12 giugno (uscita italiana) e intanto dare un’occhiata al trailer che circola in tv e in rete da qualche giorno a questa parte:
Onora il padre e la madre di Sidney Lumet
Data pubblicazione: 27 maggio 2008 - Autore: William
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“Prima che il diavolo sappia che sei morto”:
questa a grandi linee la traduzione italiana del titolo originale.
Si puo parlare di capolavoro?
Io credo di si.
Era da tempo che non uscivo dal cinema con un angoscia tale da farmi passare la fame e la voglia di fare qualsiasi cosa,
che non sia discutere su di un film che ho appena visto e naturalmente non ancora metabolizzato.
Forse “A History of violence” si è avvicinato,anche se in maniera un po’ diversa, alle sensazioni che mi ha lasciato l’ultimo capolavoro del vecchio regista Americano.
Ma andiamo per gradi … Read more
Sidney Pollack (1934-2008)
Data pubblicazione: - Autore: gianpy
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All’età di 73 anni è scomparso ieri uno dei più importanti registi americani del dopoguerra, un Autore che ancora oggi fatica ad essere riconosciuto tale… forse per tutti quei successi (anche commerciali) accumulati negli anni, forse per il suo stile “classico” e poco incline alle sperimentazioni, forse per quella visione del cinema che lo ha portato a trovare dei compromessi (ma sempre di qualità) fra il raccontare una storia in maniera personale e l’andare incontro alle esigenze del grande pubblico (scegliendo quindi grandi star, narrando storie ad ampio respiro, filmando in puro “hollywood style”, ecc…).
Sidney Pollack è stato uno degli ultimi grandi registi “classici” usciti dalla scuola americana. Un autore che, all’inizio della carriera, si è trovato però a lavorare nel bel mezzo di uno stravolgimento di tutto quello che pochi anni prima era legge: e non solo a livello cinematografico. Era la fine degli anni ‘60 e Pollack, dopo alcuni tentativi, filma il suo primo capolavoro; un film avvincente ma allo stesso tempo durissimo e socialmente critico: “Non si uccidono così anche i cavalli?“.
Da qui la sua carriera prende piede sempre più e, a partire dal film successivo (”Corvo rosso non avrai il mio scalpo“, un western atipico ed impegnato), instaura una stretta collaborazione con l’attore Robert Redford, col quale girerà poi (nell’arco di pochissimi anni) anche i film “Come eravamo” (splendida storia d’amore con Redford e Barbra Streisand) e l’avvincente thriller politico “I tre giorni del Condor“.
Nel 1975 gira uno dei miei preferiti, ovvero “Yakuza“… quasi completamente ambientato in Giappone, il film (nostalgico ed emozionante) ha come protagonisti un vecchio e disilluso Robert Mitchum ed un taciturno Takakura Ken e si avvale della sceneggiatura di Paul Schrader e dell’ottima partitura musicale di Dave Grusin.
Poi arrivano gli anni 80 e Pollack, pur preferendo film meno impegnati, raggiunge l’apice del successo: prima con l’irresistibile commedia en travesti di “Tootsie” (con uno scatenato Dustin Hoffman) e poi con “La mia Africa” (tratto dal romanzo autobiografico di Karen Blixen) interpretato da Meryl Streep e, di nuovo, Robert Redford. Quest’ultimo vince una vagonata di Oscar (ben 7 statuette) aggiudicandosi pure quella per il miglior regista.
Da lì inizia, paradossalmente, la discesa. Negli anni novanta gira ancora alcune pellicole di successo (ad esempio “Il socio” con Tom Cruise e Gene Hackman) però si avverte un certo impoverimento registico. L’imponente classicità del suo cinema si traduce sempre più spesso in lungaggini e scene prive del necessario mordente.
Torna al thriller politico nel 2005 con l’interessante (anche se non del tutto riuscito) “The interpreter” con Sean Penn e Nicole Kidman, mentre il suo testamento è stranamente un documentario, l’unico della sua lunga e strepitosa carriera: “Frank Gehry – creatore di sogni“, incentrato sulla figura del celebre architetto statunitense, e presentato fuori concorso al Festival di Cannes del 2006.
Per finire, è doverosa una citazione al Pollack attore. Caratterista efficace e dalla presenza scenica notevole, è apparso in alcuni dei suoi film anche se il suo ruolo più famoso e riconoscibile è senza dubbio quello interpretato in Eyes Wide Shut, sotto l’attenta regia di Stanley Kubrick (ruolo che, se non erro, era stato inizialmente pensato per Harvey Keitel). Ha lavorato pure in tv per la serie “Will & Grace” (era il padre di Will).
To live and die in L.A.
Data pubblicazione: 24 maggio 2008 - Autore: gianpy
Categorie: CinemaVertigo presenta, eventi/festival, news | Lascia un commento
Dopo il discreto successo della proiezione del film di Malick, la rassegna “Cinema & Fotografia” si prepara ad una scarica di adrenalina pura!
Martedì 27 maggio – ore 21, presso il Soultrain di via Briamasco 2, verrà infatti proiettato quello che per molti versi è IL film poliziesco degli anni ‘80:
Vivere e Morire a Los Angeles (Usa, 1985).
Un action duro & crudo, un “noir metropolitano tra i più violenti e pessimisti degli ultimi anni… Friedkin sottopone lo spettatore ad un bombardamento di immagini senza precedenti, e rende una sequenza come quella della fabbricazione dei dollari falsi vorticosa quanto l’inseguimento con l’auto che finisce contromano… Il braccio violento della legge, in confronto, è un film per bambini” (citazione da “Il Mereghetti – Dizionario dei Film”).
Regia: William Friedkin – Direttore della fotografia: Robby Mueller
Cast: William L. Petersen, John Pankow, Willem Dafoe, John Turturro
Da non perdere!!
A volte ritornano…
Data pubblicazione: 23 maggio 2008 - Autore: gianpy
Categorie: film in sala, news | Lascia un commento

Tutto sommato io sono fiducioso. Dopotutto, Indiana Jones è sempre Indiana Jones!
Speriamo solo che Spielberg abbia trovato la vena creativa di un tempo e che Lucas (produttore) non rovini pure questo prolungamento di trilogia, come ha già fatto con la “sua” saga di Star Wars. A breve (spero) una piccola recensione.
Qual è il tuo film preferito?
Data pubblicazione: 16 maggio 2008 - Autore: gianpy
Categorie: approfondimenti, curiosità | Lascia un commento
L’altro giorno qualcuno mi ha chiesto quale fosse il mio film preferito. Beh, non ho saputo rispondergli.
Nonostante la mia grande passione cinematografica e la moltitudine di film visti & rivisti, e nonostante dei ben precisi punti di riferimento (alcuni “generi”, alcuni registi, alcune cinematografie, alcune storie narrate) non ho trovato immediata risposta ad una domanda tanto semplice quanto incredibilmente complicata.
Sì perchè, più il “range” di visioni si allarga, più si impara, più è difficile ridurre ad un solo film la tua preferenza. Ecco quindi che nei forum tematici (ma anche nelle discussioni “live” fra appassionati) è tutto un susseguirsi di classifiche del tipo “i 5 film che ami”, “i 10 film della tua vita”, “i 20 capolavori senza tempo”, “i 50 titoli più significativi della storia del cinema”…eccetera… sfociando quindi nell’impersonale, nella finta (quanto parziale) oggettività da cinefilo rampante.
E con l’unico risultato di perdere il senso di quella semplice domanda:
qual è il tuo film preferito?
Ebbene, io c’ho pensato e sono giunto ad una conclusione: CARLITO’S WAY di Brian De Palma. Un film che rappresenta molto bene il mio modo di intendere l’arte cinematografica. De Palma infatti “racconta una storia” riuscendo nell’intento di unire armoniosamente forma e contenuto… grazie ad una ricca ed equilibrata sceneggiatura, ad interpretazioni talentuose ma funzionali (al servizio, cioè, della storia narrata e non viceversa) e ad un senso estetico sopraffino (qui il virtuosistico regista americano è in forma smagliante).
A proposito, non so se ve l’ho già chiesto ma… il VOSTRO film preferito, qual è? ![]()
Cinema & Fotografia – un binomio da approfondire
Data pubblicazione: 13 maggio 2008 - Autore: gianpy
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E per approfondirlo cosa c’è di meglio di una minirassegna che propone 5 film in cui la fotografia la fa da padrona?
Ecco quindi che abbiamo collaborato all’organizzazione di un cineforum tematico sulla fotografia nel cinema, ideato e proposto dall’associazione TrentoASA, che inizierà martedì 20 maggio (con proiezioni presso il bar Soultrain in via Briamasco 2). La visione è riservata ai soci di entrambe le associazioni ed è gratuita.
Abbiamo cercato di accostare cinque generi di fotografia (naturalistica, street, bianco e nero, interni e ritratto) con altrettanti film.
Il primo appuntamento è per martedì 20 alle ore 21 con la proiezione de “I GIORNI DEL CIELO” (diretto nel 1978 da Terrence Malick – fotografia di Nestor Almendros, premiata con l’Oscar – musica di Ennio Morricone).
Accorrete numerosi!!!

Far East Film 10 – miniresoconto
Data pubblicazione: 11 maggio 2008 - Autore: gianpy
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(foto by stefy)
Tornato (da un pò) da una tre giorni al FEFF, ecco un piccolo resoconto di ciò che ho visto. Non volendo fare un tour-de-force cinefilo (ho visto cose che voi umani… tipo gente che si vedeva 6-7 film al giorno!!) io e la mia accompagnatrice ci siamo “limitati” alla visione di soli 5 film. Ecco quali:
- HANDLE ME WITH CARE Un ragazzo nato con 3 braccia (!) decide di fare un viaggio attraverso mezza Thailandia per fare l’operazione che dovrebbe finalmente rendere la sua vita “normale”. Ma è davvero questo ciò che vuole? Una piccola sorpresa questo delizioso film thailandese… una storia “borderline” messa in scena con garbo e senza particolari eccessi, puntando tutto sulla comicità/assurdità della situazione senza però perdere di vista un minimo di approfondimento psicologico. Carino.
- ALWAYS 2 – SUNSET ON THIRD STREET Dopo il successo del primo capitolo dedicato alle gesta degli abitanti di questo piccolo quartiere di Tokyo (a due passi dalla Tokyo Tower), ecco che arriva il bel sequel. Continuano le avventure quotidiane del carrozziere ingenuo ed irascibile (un impagabile Shinichi Tsutsumi) e del novello scrittore trasandato e sentimentale… arrivano nuovi personaggi (la ragazzina viziata che piano piano non può che rimanere affascinata dalla sincerità e semplicità della vita “di quartiere”)… il tutto condito da una strabiliante ricostruzione storica della città degli anni ‘50. Tecnicamente un capolavoro e con un incipit da applausi (c’è Godzilla!!!), si perde un pò negli eterni finali…ma rimane comunque un buon prodotto di intrattenimento.
- MR CINEMA Un appassionato di cinema hongkonghese come me non poteva non amare questo toccante ritratto di una Hong Kong che non c’è più. Attraverso gli occhi di un.. Read more
Documentari, politica e società
Data pubblicazione: 4 maggio 2008 - Autore: Maurizio Mameli
Categorie: ipse dixit, recensioni, uscite in dvd | Lascia un commento
Ho visto qualche giorno fa il documentario Nazirock di Claudio Lazzaro, edito da Feltrinelli per la collana Real Cinema. Molto interessante, ho apprezzato il tentativo di Lazzaro di affrontare questi temi e mi spiace che per vedere i suoi lavori sia necessario andare al cinema (nei pochi che lo hanno proiettato) o ricorrere al dvd, quando il loro spazio naturale sarebbe la televisione e il dibattito pubblico. Oltre ad informare sul tema della sottocultura fascista, il documento apre diversi interrogativi, non propriamente cinematografici ma che a titolo personale riporto nel blog.
L’idea dell’estrema destra di essere controcultura alternativa al conformismo e alla spocchia della sinistra e all’insipidezza del centro, di essere continuazione di tradizioni locali (più o meno travisate ovviamente), di rifarsi a valori sociali, sono risposte a esigenze presenti tra la gente a cui evidentemente non si è data l’adeguata attenzione. Che importa al ragazzo intervistato se sono morti “solo” un milione di ebrei? L’importante non è il passato ma la situazione del presente, che autorizza secondo lui a rileggere l’olocausto nel modo che si preferisce. L’errore forse è aver legato le atrocità della 2° guerra mondiale alla politica nazionalsocialista, cercando di bandire entrambe dal presente. La violenza perpetrata sotto qualsiasi ideologia andrebbe condannata in quanto tale, in quanto fallimento della civiltà, del dialogo, del riconoscimento che si vorrebbe reciproco all’esistenza. Le vicende politiche meriterebbero invece un’analisi a parte, mentre spesso a scuola e altrove si scansa la riflessione e la conoscenza facendo leva solo sugli aspetti emotivi di quello che fu. I nostalgici del regime sarebbero così forse più attenti all’analisi storica e al confronto con le altre forme di pensiero che a cercare di negoziare quello che sappiamo dei campi di sterminio. L’immagine resa dal documentario rivela particolarmente il senso di appartenenza e di identità di gruppo del movimento, dove la ricerca di autodeterminazione è più importante che il confronto con l’esterno, visto come prevalentemente prevaricatore e ipocrita dalle persone intervistate.

Sono curioso di recuperare Camicie Verdi, dello stesso autore, penso sia un’altra faccia dello stesso tema, forse almeno la Lega Nord è un poco più originale, avendo costruito un partito e un’iconografia propria senza riprendere, almeno apertamente, dal passato totalitario. Alla luce delle elezioni questa ondata reazionaria dovrebbe far pensare molto, ma se la gente non ha i mezzi per valutare difficilmente la politica potrà fare qualcosa: su ciò i nazisti (e i comunisti) ne sapevano molto, fin d’allora era chiaro che chi controlla l’informazione e la propaganda può pilotare, svilire o cancellare quanto non è in linea con ciò che si vuol far credere. Lazzaro è stato accusato di essere fazioso, di montare ad arte le sequenze per dare un’idea peggiore e falsata di quanto vuole rappresentare, se la RAI in campagna elettorale ha evitato la proiezione del film potrebbe recuperare ora che i giochi son stati fatti, e verificare se è davvero nell’interesse delle parti dialogare.
“Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l’abisso vorrà guardare dentro di te.”
(Friedrich Nietzsche)
PS. Ok, forse avrei dovuto parlare di più della “confezione” del documentario – o della sua più o meno oggettività nei confronti della materia trattata – ma a parte il fatto che siamo di fronte ad una produzione simil-televisiva e non cinematografica, è difficile che in un lavoro del genere possa essere raggiunta l’obiettività e la definizione risolta dell’argomento. Trovo che sia molto più utile partire dal dvd per costruire una riflessione che per esprimere un giudizio sul suo reale valore.