La genesi del cinema espressionista
Data pubblicazione: 4 agosto 2008 - Autore: Maurizio Mameli
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Il cinema è sin dalle origini, prima ancora di farsi linguaggio, profondamente influenzato dalla pittura, dalla letteratura, dal teatro, dall’architettura. Ciò è particolarmente chiaro nel momento in cui, durante lo stadio più avanzato dell’epoca del muto, si esploravano i modi e le forme adatti a farne una lingua autonoma, seppur discendente e vicina alle altre, arte tra le arti quindi. Questo periodo, che possiamo situare grosso modo tra il 1915 e il ’30, rappresenta il culmine nella genesi dell’arte cinematografica, genesi che si compii assorbendo e integrando in un insieme articolato e coerente molti diversi elementi formali diffusi nella cultura dell’epoca. L’apice del muto viene fatto corrispondere, in Germania, al cinema espressionista.
Il termine espressionismo deriva direttamente dal mondo della pittura, usato dalla critica per descrivere gli esiti delle tele fauves del gruppo di Matisse e, nel senso tuttora vigente, per definire i pittori aderenti al gruppo Die Brücke di Dresda e al Der Blaue Reiter di Monaco. Si tratta di correnti artistiche non pienamente omogenee nella messa a punto di uno stile comune dei suoi adepti, potremmo meglio dire che – più che portatori di una tecnica e concezione unitaria – si ha invece l’adesione a una situazione estetico-artistica che tra l’inizio del secolo e la seconda metà del decennio successivo si svolse nel clima culturale europeo.
L’espressionismo pittorico, nei suoi contenuti di poetica e principi estetici generali, può essere visto come la reazione all’Impressionismo e al Naturalismo. Vi troviamo infatti, quale caratteristica essenziale, un’adesione totale all’espressione di una visione interiorizzata. L’espressionismo riflette, da un lato, l’avanzato traguardo del percorso simbolista e decadentista, il suo declino e la fine, dall’altro la crisi della borghesia che andava consumandosi, catapultando il ceto medio dalla Belle Epoque ottocentesca alle drammatiche vicende della Grande Guerra. Quest’impatto con una nuova, angosciosa sensazione della realtà si ebbe, nelle arti visive, a partire dai precedenti di Munch, Van Gogh, Ensor, Schiele come in alcuni caratteri di Klimt e della Secessione viennese, per affermarsi dal 1905 con il gruppo II Ponte (Die Brücke), cui parteciparono tra gli altri Kirchner, Nolde, Schimdt-Rottluff, Pechstein e successivamente con Il Cavaliere Azzurro (Der Blaue Reiter) fondato a Monaco nel 1911 da Marc e Kandinskij, a cui aderirono in tempi e modi diversi anche Jawlensky, Kubin, Macke, Klee, Kupka, Kokoschka, Feininger e ancora Nolde e Kirchner. L’Espressionismo è perciò un clima culturale più che un movimento programmatico e dagli esiti unitari. Estrema propaggine del Romanticismo, di cui fa propria sia l’affermazione della sensibilità soggettiva dell’artista sia l’idea di Gesamtkunstwerk, di opera d’arte totale, trova perciò nel cinematografo lo strumento perfetto per compiere quella saldatura tra arti visive, musica, letteratura, poesia, teatro e quant’altro possa concorrere all’efficacia della propria riuscita. Il cinema d’altronde, già dalla sua origine nel 1895, sembra dividersi tra istanze naturalistiche, di rappresentazione oggettiva della realtà, ed esaltazione della finzione, sviluppo delle possibilità illusorie e suggestive tramite trucchi, tecnici e semantici, che esulano dalla semplice riproduzione del reale. Read more