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Data pubblicazione: 26 febbraio 2009 - Autore: gianpy
Categorie: chi li ha visti? | Lascia un commento

Tokyo, una città per tre autori
Data pubblicazione: 10 febbraio 2009 - Autore: gianpy
Categorie: news, trailers | Lascia un commento
Nonostante non sia stato accolto proprio in maniera trionfante, suscita comunque un certo interesse questo film ad episodi, presentato all’ultima edizione del Festival di Cannes e in attesa di uscire al cinema in Italia (non si conosce però ancora una data certa), che ruota tutto intorno alla megalopoli di Tokyo. Non sia altro che per il coinvolgimento di tre autori molto diversi e dallo stile molto “personale” come Michel Gondry, Léos Carax e Bong Joon-Ho.
Tre mini-film della durata di 30 minuti l’uno, tre storie “al limite” legate indissolubilmente alla capitale giapponese.
QUI potete vedere il trailer, mentre QUI potete leggere una recensione.
REDBELT (David Mamet, 2008)
Data pubblicazione: 8 febbraio 2009 - Autore: gianpy
Categorie: recensioni, uscite in dvd | Lascia un commento
Quando lessi di una possibile incursione nel mondo del cinema di arti marziali da parte di David Mamet (uno dei più importanti e innovativi sceneggiatori/registi degli ultimi anni) mi prese un colpo! Tranne rare eccezioni infatti il cinema marziale ha quasi sempre seguito due possibili strade: la prima, ahimè la più seguita, è stata quella dei “film di serie z”, il più delle volte mere esibizioni di kung fu (e spesso realizzate pure male) mascherate all’interno di film d’azione di qualità mediocre (ricordate quei filmacci sui ninja degli anni ‘80? Oppure l’italico ragazzo dal kimono d’oro?); la seconda, molto più esigua, quella dei film in cui l’arte marziale non viene solo superficialmente mostrata ma viene anche “raccontata” in una maniera cinematograficamente accettabile (è questo il caso, ad esempio, di “Karate Kid” di J.Avildsen o de “I Migliori” di R.Radler).
Ovviamente in questo discorso tralascio appositamente tutto ciò che riguarda l’estremo oriente, nel quale invece fin dagli anni ‘60 venivano effettivamente realizzate opere in cui il livello recitativo, quello prettamente atletico-marziale e quello registico spesso si miscelavano tanto armoniosamente da creare film che ancora oggi vengono ricordati ed apprezzati (cito ad esempio il caso del regista-attore-coreografo cinese Liu Chia-liang, pioniere di questa “qualità cinematografica delle rappresentazioni marziali”).
REDBELT invece si colloca in un’altra dimensione. Oltre al fatto, non marginale, di essere un film occidentale, il suo approccio alle arti marziali non è puramente estetico (come invece accadeva nel cinema di Hong Kong) ma di impronta psicologica (e non a caso nel film si pratica il ju-jitsu, non il wushu). Quello che interessa Mamet non è tanto il mostrare le tecniche di combattimento (per altro eseguite con perizia e coreografate da veri esperti), quanto le ripercussioni esistenziali di uno spirito sano a contatto con il mondo malato di oggi.
La trama è presto detta e, ad una prima lettura, sembra viaggiare sui soliti binari: il protagonista puro di cuore che cade nella tentazione del mondo esterno ma si riprende e mostra a tutti quanto vale. Ma a strutturare lo script è Mamet e lui ama queste sfide, ovvero trasformare un plot banale (o comunque “già visto”) in un trattato psicologico efficace e avvincente.
I suoi lavori non sono mai dei capolavori, non è mai esente da piccole imperfezioni, a volte eccelle nella scrittura ma non riesce ad essere altrettanto efficace nella regia… in questo caso quello che salta di più all’occhio è una progressione narrativa a mio avviso troppo veloce tanto che per poter raggiungere il suo scopo deve contare sull’assoluta ed incondizionata fiducia dello spettatore, che a volte potrebbe avere da ridire su alcune effettive inverosimiglianze.
Però il film funziona. La prima parola che viene in mente pensando a REDBELT è: coerenza. E questa coerenza viene portata avanti, fino alle estreme conseguenze, grazie ad un lavoro ineccepibile che parte dalla scelta del cast (Chiwetel Ejifor è perfetto, Tim Allen pure in un ruolo insolitamente serio…per non parlare del suo gruppo di attori feticcio: Joe Mantegna-Ricky Jay-David Paymer-Rebecca Pidgeon), dall’utilizzo di veri maestri del jujitsu e delle mixed martial arts (la comparsata di Dan Inosanto è davvero una chicca!), da una fotografia eccellente che rende il film una specie di noir sportivo (il direttore della fotografia è il premio Oscar Robert Elswit) e da quella capacità innata di Mamet di inscenare dei “giochi di potere” capaci di attrarre come tante calamite i protagonisti delle storie narrate per poi renderli capaci di uscirne solo dopo averne tirato fuori il loro vero essere, la loro vera natura.
Succedeva ne “La casa dei giochi”, il suo primo film. E accade, seppur in maniera differente, anche in REDBELT.
Finisco con un consiglio: per gli amanti delle arti marziali e del cinema con la C maiuscola, guardate anche Throwdown di Johnnie To… per molti versi speculare a questo film di Mamet. Buona visione.
John Carpenter al lavoro
Data pubblicazione: 6 febbraio 2009 - Autore: gianpy
Categorie: news | Lascia un commento
John Carpenter is back. Sembra infatti che il regista americano sia tornato al lavoro con un nuovo progetto dal titolo “The Ward“. Il film, scritto da Michael e Shawn Rasmussen, dovrebbe raccontare di una ragazza (Kristen, interpretata da Amber Heard) internata in un istituto di igiene mentale in cui si annidano spiriti malvagi.
“The Ward è proprio quel tipo di script che cercavo per fare un film: grazie alla sua storia così viscerale, complessa, piena di suspense e di momenti paurosi. Sono davvero contento di poter lavorare con Amber, che sono sicuro riuscirà ad offrire una performance poderosa come protagonista” ha dichiarato Carpenter.
Finora le notizie si limitano a queste dichiarazioni e ad una data di inizio riprese (maggio 2009).
Inutile dire che la speranza di tutti è quella di poter rivedere il miglior Carpenter, quello capace di realizzare in circa trent’anni di attività film ormai divenuti dei “cult” come Halloween, 1997 Fuga da New York, La cosa, Il signore del male, Essi Vivono, Il seme della follia.
Staremo a vedere!
(fonte Horror – riflessi di paura)
Movie posters: ANATOMIA DI UN OMICIDIO
Data pubblicazione: 4 febbraio 2009 - Autore: gianpy
Categorie: locandine/movie posters | Lascia un commento
L’inconfondibile stile del grande Saul Bass!
Les Diables (Christophe Ruggia, 2002)
Data pubblicazione: 2 febbraio 2009 - Autore: gianpy
Categorie: CinemaVertigo presenta, recensioni | Lascia un commento
E’ stato un po’ un azzardo proporre questo film semisconosciuto di Christophe Ruggia per la rassegna attualmente in programma presso il Barycentro. Film a “tema giovinezza” ve ne sono a centinaia, da Truffaut ai fratelli Dardenne passando per Stand by me di Rob Reiner. Questo “Les diables” però, pur non avendolo mai visto, ci incuriosiva molto e ci siamo fidati delle poche recensioni reperibili online (fra cui QUESTA in italiano). Col senno di poi devo dire che abbiamo fatto la scelta giusta.
Il fim parte subito in quarta, con i due ragazzini protagonisti in fuga dopo aver rubato del cibo, catapultandoci immediatamente nel loro mondo… senza filtri, senza introduzioni esplicative…lasciando quindi lo spettatore senza punti di riferimento. Scopriamo poi che Joseph e Chloé (questi i loro nomi) sono fratello e sorella abbandonati dalla nascita e costretti a vivere contando solo sulle loro forze alimentate dal fortissimo legame che li unisce, dovuto anche alla malattia di Chloé (autismo). Da qui in avanti inizia un susseguirsi quasi senza sosta di fughe (dalla scuola, dal centro di riabilitazione, dal carcere minorile, dalla propria madre, dalle convenzioni e dalle regole della vita adulta) intramezzate da attimi di serenità (quasi surreali nella loro estraneità col mondo esterno) vissuti con estrema partecipazione e coinvolgimento emotivo.
Al di là di tutto, ciò che salta subito agli occhi è la mostruosa bravura dei due piccoli attori: Vincent Rottiers e Adele Haenel, entrambi alla loro prima esperienza cinematografica, tratteggiano con incredibile realismo i rispettivi ruoli. Il primo capace di destreggiarsi abilmente sia quando indossa la “maschera” del duro, di quello che non ha paura di niente e di nessuno, di quello che se la sa cavare da solo in qualsiasi situazione…. sia quando se la toglie e recita la parte del fratello sensibile e protettivo; la seconda eccezionale nel reggere per l’intero film (che ricordiamo, non si stacca mai dai due protagonisti, nemmeno per un secondo) il difficile ruolo di ragazzina autistica, non trasformandolo mai in una macchietta ma, al contrario, riuscendo a trasmettere forti emozioni attraverso le sole espressioni del viso e qualche gesto ripetuto all’infinito. Un applauso a loro e, di riflesso, anche al regista che è stato capace di indicare la giusta strada da percorrere ai giovanissimi attori per rendere le loro interpretazioni tanto intense. Se a questo aggiungiamo una fotografia capace di esaltare le ambientazioni naturalistiche che il paesaggio rurale francese offre, un’efficace colonna sonora (il cui incalzante tema principale accompagna le scene più forti e ricche di pathos) e un montaggio che alterna sapientemente scene di vita quotidiana dura e cruda a delicati momenti poetici di grande (e spesso audace) intimità, otteniamo un’opera degna di essere (ri)scoperta.
Il trailer lo potete trovare QUI

