Alice nel paese di Tim Burton
Data pubblicazione: 19 dicembre 2009 - Autore: gianpy
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Uno dei film più attesi (dal sottoscritto) per il 2010. La famosa fiaba di Lewis Carroll vista attraverso le lenti deformanti e visionarie del regista di “Edward mani di forbice“. Non voglio sbilanciarmi ma… da quanto si vede dalle prime immagini… sembra non deludere le attese:
“Merry Christmas…
Data pubblicazione: 16 dicembre 2009 - Autore: gianpy
Categorie: CinemaVertigo presenta, news | Lascia un commento
…Mr. Lawrence”, anche conosciuto col titolo FURYO, sarà la nostra ultima proiezione del 2009 (in attesa di riprendere gli appuntamenti cinefili a metà gennaio). L’appuntamento è per venerdì 18 dicembre, ore 21.
DA NON PERDERE, se non altro per l’inedito terzetto di protagonisti (David Bowie, Ryuichi Sakamoto e Takeshi Kitano) e per l’ormai famosissima colonna sonora:
Kuro-obi (Shunichi Nagasaki, 2007)
Data pubblicazione: 15 dicembre 2009 - Autore: gianpy
Categorie: chi li ha visti?, recensioni, trailers | Lascia un commento

(fonte immagine: blogs.warwick.ac.uk)
Il cinema di arti marziali si divide, per il 90% dei casi, in due categorie: film realizzati bene ma in cui si vede chiaramente che gli attori sono a digiuno (o quasi) dalle arti marziali che tentano di praticare nel film, e quelli con protagonisti veri atleti-campioni che però, non sapendo una cippa di recitazione, sprofondano il tutto in una mera esibizione tecnicamente ineccepibile ma cinematograficamente nulla.
Nel primo caso rientra, per esempio, “Karate Kid” (e in parte anche Matrix). Nel secondo, invece, titoli (meno conosciuti ai più ma piccole perle per gli appassionati) come “Force: five” (con Joe Lewis e Benny Urquidez) o “Lady Dragon” (con Cynthia Rothrock e Richard Norton).
Poi esistono film che cercano, a volte riuscendoci e a volte no, di raggiungere un delicato equilibrio fra forma, contenuto e verosimiglianza tecnica. Ed è a questo sparuto gruppo di film che fa parte Kuro-Obi.
Non un capolavoro. E forse, a dirla tutta, nemmeno un bel film. Troppo banale sia il plot che lo sviluppo della storia. E questo nuoce gravemente alle dinamiche fra i protagonisti e al pathos drammatico che il film vorrebbe alimentare ma che alla fine si riduce in un nulla di fatto. Però… qualcosa funziona. Gli scenari affascinanti e misteriosi, la fotografia di buona fattura, la regia minimalista ma tutto sommato efficace… ma soprattutto la scelta di ribaltare lo stereotipo delle coreografie marziali (tutto evoluzioni ginniche e wirework, condito da un montaggio videoclipparo) per tornare alle origini e descrivere/mostrare il karate in puro stile classico giapponese. Una decisione vincente che fa apprezzare un film che altrimenti non offre molti altri spunti di interesse cinematografico.
Per gli appassionati, comunque, un cult da vedere e da apprezzare!
I protagonisti, Giryu e Taikan, sono dei veri karateka di valore (Akihito Yagi e Tatsuna Naka, rispettivamente 5° e 6° dang).
Mondo blog: le Original SoundTrack
Data pubblicazione: 14 dicembre 2009 - Autore: Maurizio Mameli
Categorie: curiosità | Lascia un commento
Quanto contano le musiche originali in un film? Ascoltereste le stesse in casa o in macchina, sul vostro stereo, scollegate dalle immagini per le quali son state create? Salvo qualche celebre eccezione probabilmente no, perchè molte (certo non tutte) funzionano quando sono sullo schermo ma non al di fuori della finzione e dei tempi filmici.
Esistono però anche appassionati di colonne sonore originali, di “film score”: persone cioè che comprano i cd contenenti la musica appositamente composta per accompagnare il film, quelle tracce solitamente orchestrali, ma non solo, che costituiscono lo sfondo audio della pellicola contribuendo all’effetto drammatico d’insieme. Non quindi album-raccolta con canzoni famose, utilizzate ormai senza criterio in gran parte del cinema attuale, ma dischi dove per l’appunto non si trovano che temi e variazioni, frammenti di ambientazioni.
Anni fa, in un negozietto di fumetti a Roma, mi stupii sentendo parlare due collezionisti che si vantavano di possedere migliai di album di tale tipo e discutevano sulla bontà di questa o di quella colonna sonora. Ancora non conoscevo, ero un ragazzino, i nomi di Bernard Herrmann, Danny Elfman, Henry Mancini, Nino Rota, Philip Glass e i tanti altri (Carpenter!) che lavorano e lavoravano in questo importante ruolo della produzione filmica.
Oggi è possibile trovare in rete vari siti di appassionati di film score; vi segnalo un blog http://worldofsoundtrack.blogspot.com dove è possibile curiosare tra locandine e tracklist di centinaia di titoli ordinati per anno di uscita.
Buon ascolto!
MOON, il ritorno della sci-fi indipendente
Data pubblicazione: 9 dicembre 2009 - Autore: gianpy
Categorie: film in sala, news, trailers | Lascia un commento
E’ la solita storia. Che si ripete inesorabilmente. Ogni tanto esce un film “indipendente” con le palle (passatemi il termine) ma nella baraonda generale della distribuzione italiota, passa quasi inosservato. Nessuno, o quasi, ne parla forse anche per quel “Moon” nel titolo che in questo periodo richiama ben altri film (la serie di “Twilight” e in particolare il capitolo n°2, intitolato proprio “New Moon”). Ma questo MOON è tutt’altra cosa.
Pur non avendolo ancora visto (ma rimedierò a breve), da quei pochi elementi a disposizione (QUI potete leggere un’approfondita recensione) si comprende benissimo che qui siamo su alti lidi cinematografici. Per prima cosa il cast, scarno, essenziale, composto quasi unicamente da un unico attore (Sam Rockwell). Poi l’atmosfera, cupa, desolata e claustrofobica. E un soggetto che non si limita a raccontare una storia di avventure spaziali ma cerca di entrare nella psiche di un uomo costretto a vivere molto tempo in totale solitudine (Kubrick docet). A fare da corollario a queste tutto sommato scarne informazioni, ecco i film che il regista Duncan Jones ha dichiarato di aver preso come punti di riferimento per la sua personale odissea nello spazio: niente di meno che Alien, 2002: la seconda Odissea, Atmosfera Zero.
Insomma, grandi aspettative. E, a detta di chi ha visto il film, sembra non averle disattese affatto!
Questo il trailer assai promettente:
E’ ufficialmente uscito nelle sale il 4 dicembre. Qualcuno l’ha visto?
Who is… Rebecca Pidgeon?
Data pubblicazione: 8 dicembre 2009 - Autore: gianpy
Categorie: come hai detto che si chiama?, ritratti | 2 Comments
[Image © 1994 Chesky Records]
Volto conosciuto agli amanti del cinema di David Mamet (di cui è moglie), la 44enne scozzese (ma nata in USA) Rebecca Pidgeon non è solo una brava attrice ma anche una musicista/cantautrice di spessore.
Militò infatti prima nella folk-rock band britannica Ruby Blue, per poi proseguire, a partire dall’album “The raven” del 1994, come cantautrice solista.
La carriera d’attrice iniziò nell’88 con il film “L’irlandese”, assieme a Anthony Hopkins, però il vero lancio lo ebbe a partire dal 1991: l’incontro personale e artistico con lo sceneggiatore-regista Mamet la portò a partecipare come co-protagonista a quasi tutti i lavori del marito; da Homicide a Il caso Winslow, da Hollywood, Vermont a Il colpo e La formula.
Il suo volto semplice da persona comune (ma allo stesso tempo con alcune caratteristiche ben riconoscibili, ad esempio lo sguardo profondo e magnetico) e la recitazione minimalista la rendono perfetta per lo stile registico di Mamet e per i suoi complicati intrecci narrativi.
Per chi fosse invece curioso di sentirla cantare e suonare:
Invictus, l’ultimo Eastwood
Data pubblicazione: 7 dicembre 2009 - Autore: gianpy
Categorie: news, trailers | Lascia un commento
Clint l’infaticabile Eastwood ha già realizzato un nuovo film, ispirato a una storia vera: INVICTUS, con Morgan Freeman e Matt Damon. Parole chiave: Nelson Mandela, Sud Africa, Rugby. Uscita italiana prevista per febbraio 2010!
Per adesso, beccatevi il trailer:
The Lovely Bones, il trailer
Data pubblicazione: 4 dicembre 2009 - Autore: gianpy
Categorie: news, trailers | Lascia un commento
Ecco il trailer dell’ultimo film di Peter Jackson, tornato (dopo la trilogia del Signore degli Anelli e King Kong) a storie più “normali”. Sempre che questa storia di omicidio con risvolti paranormali (tratto dall’omonimo romanzo di Alice Sebold) si possa definire così!
La parola ai giurati (S.Lumet, 1957)
Data pubblicazione: 3 dicembre 2009 - Autore: gianpy
Categorie: approfondimenti, recensioni | 1 commento
L’altro giorno mi è capitato di rivedere, dopo alcuni anni, l’esordio registico (!) di Sidney Lumet. Sto parlando ovviamente di “La parola ai giurati“, uno dei primi e più importanti film che trattano il tema della giustizia affrontando la spinosa questione del “ragionevole dubbio”.
La prima cosa che salta subito all’occhio è la straordinaria freschezza della regia (grazie alla quale il film è invecchiato benissimo, a più di 50 anni dalla sua realizzazione!), che è riuscita nel difficilissimo intento di rendere avvincente ed emozionante una storia ambientata per il 99,9% all’interno di un’unica stanza. La storia, probabilmente, la conoscete tutti: 12 uomini, 12 giurati, 12 persone comuni che devono decidere se mandare o no alla sedia elettrica un giovane 18enne condannato per omicidio. Un caso apparentemente semplice che sembra portare ad una decisione unanime in men che non si dica. E invece no. Perché, come giustamente dice il personaggio di Henry Fonda, non si può mandare alla forca un ragazzo senza nemmeno discuterne un po’. E questa svogliata e non-voluta discussione, grazie a numerosi colpi di scena, cambierà decisamente le carte in tavola.
La sceneggiatura è un adattamento dell’originale soggetto di Reginal Rose “Twelve Angry Men“ del 1954, scritto per la TV. Tale script verrà poi ripreso e adattato negli anni a venire innumerevoli volte, sia per il teatro che per la tv. Ed è proprio questa sua natìa predisposizione televisivo-teatrale che lascia sconcertati chi vede “La parola ai giurati”.
Perché il film di Lumet non è per nulla teatrale, non è minimamente televisivo… è cinema a tutti gli effetti.
L’ottima sceneggiatura, gli attori (e che attori!!) perfettamente in parte, i pochi ma efficaci movimenti di macchina, lo studio delle inquadrature (l’alternanza fra campi medi e primi piani), la scenografia essenziale ma attenta ai particolari, i tempi di montaggio, la fotografia in bianco e nero che rende tutti “uguali davanti alla legge”. Ogni singolo strumento del linguaggio cinematografico è utilizzato al meglio per raccontare questa storia. Che, dopotutto, è anche la nostra storia… perché… in questo incalzante racconto sulla giustizia…chi altro è lo spettatore se non il tredicesimo giurato?
Un capolavoro che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero vedere.